A seguito di una serie di esposti presentati “da privati [e da] numerosi pescatori del Mandamento” e delle successive verifiche l’8 maggio 1974 comincia, davanti al Pretore di Cervignano, il processo penale che vede coinvolti alcuni dirigenti della SNIA Viscosa. Sono accusati di aver “immesso nelle acque del Canale Banduzzi e quindi nel fiume Ausa, sostanze di scarico atte ad intorpidire, stordire, o uccidere i pesci e gli altri animali acquatici [e] ad offendere, imbrattare o molestare persone”. Le risultanze dei sopralluoghi e delle analisi chimiche sono inconfutabili, ma il Pretore vuole, attraverso una perizia, fare una “ricognizione e descrizione dei nuovi impianti installati all’interno dello stabilimento” per verificare la “sussistenza o meno dell’elemento psicologico”.
La SNIA prepara in tutta fretta il progetto di un depuratore; il 9 settembre chiede al Comune l’autorizzazione per la “costruzione di una vasca circolare in cemento armato ad uso decantatore per il nuovo impianto ecologico”; il 15 ottobre il progetto ottiene il parere favorevole della Commissione Edilizia e il 28 ottobre viene concesso alla SNIA Viscosa il permesso di costruire “l’impianto ecologico”.
Il 21 dicembre 1974 il Pretore prende atto degli sforzi che la società ha fatto e sta facendo per ridurre l’impatto ambientale dei propri stabilimenti, riconosce la “buona fede” dei dirigenti, sottolinea la “prolungata tolleranza delle autorità” competenti ed infine assolve gli imputati “perché il fatto non costituisce reato”.
L’impianto ecologico autorizzato dal Comune il 28 settembre non verrà mai costruito.
