
L’inquinamento atmosferico non ha avuto subito la stessa attenzione riservata all’inquinamento idrico, nonostante i gas maleodoranti di cui era costantemente impregnata l’aria di Torviscosa. Le prime notizie ufficiali su questo argomento si trovano nei verbali del Consiglio Comunale solo a partire dei primi anni Settanta: i consiglieri di opposizione a più riprese chiedono al Sindaco e alla Regione l’adozione di tutti i rimedi di legge finalizzati a ridurre gli inquinamenti, in ispecie atmosferici ed elencano anche gli inquinanti che si riversano sul centro abitato: anidride solforica, cloro, oleum, toluolo, ammoniaca, biossido di cloro, acido solforico, nitrosa, idrogeno, solfuro di carbonio, benzolo, acido acetico, polvere di pirite, cicloesano, palladio, acido benzoico. Interviene anche l’Ufficiale Sanitario che più volte chiede l’intervento del Laboratorio Provinciale d’Igiene e Profilassi al fine di analizzare la concentrazione dei gas tossici nell’atmosfera. La prima campagna di rilievi viene eseguita nel 1981 e registra una situazione molto preoccupante: quando il vento spira da Est, si registrano notevoli quantità di composti inquinanti che, in alcuni periodi, superano il fondo scala degli strumenti.
Sulla base di questi dati vengono chiesti il posizionamento e l’attivazione di una serie di centraline fisse. Dopo innumerevoli richieste, viene alla fine attivata una sola centralina che però risulterà spesso fuori uso. Negli anni successivi il problema dell’inquinamento atmosferico si riduce, dal momento che molti degli impianti storici (cellulosa, caprolattame e cloro-soda a mercurio) vengono progressivamente chiusi.



