Il 13 aprile 1984 il dr. Enrico Bondi, in qualità di Amministratore Delegato della Chimica del Friuli, comunica al Sindaco che la società ha “ritenuto di dover abbandonare il progetto di ricerca per l’adeguamento a tabella “A” degli scarichi” (era stata preventivata una spesa per 7 miliardi di lire) e che si sta attivando per chiedere “finanziamenti agevolati alla Regione”. Il 22 dicembre 1984 (L.R. 887/84) vengono stanziati i fondi per il progetto di “Disinquinamento della Bassa Friulana e delle aree contermini della laguna di Marano e Grado” e il 17 luglio 1985 il Comitato Tecnico Regionale approva il progetto redatto dallo Studio Galli relativo al “disinquinamento dell’area lagunare”: nasce il “Tubone”. Tra progetti, polemiche e varianti il “Tubone” costerà alle casse pubbliche circa 140 miliardi di lire. A fronte di questo enorme investimento pubblico, nessun politico si preoccupa di chiedere alla Chimica del Friuli precise garanzie sulla prosecuzione della propria attività e come diretta conseguenza quando nel febbraio del 1992 l’impianto consortile comincerà a lavorare lo stabilimento per la produzione della cellulosa è già stato definitivamente chiuso. Tra il 1992 e il 1993 un filone di “Tangentopoli” si interessa anche degli appalti relativi alla costruzione del “Tubone”. L’inchiesta viene, per competenza, trasferita a Roma e si perde tra i meandri del tribunale capitolino, comunemente definito “il porto delle nebbie”.
