
Con l’inaugurazione del complesso industriale cominciano anche i primi problemi di carattere ambientale. Lo stabilimento entra in funzione nel settembre del 1938 senza alcuna autorizzazione allo scarico e già un anno dopo iniziano le proteste dei pescatori di Marano Lagunare per i danni alle valli da pesca. Negli anni successivi le proteste aumentano e nell’estate del 1942 il Prefetto chiede al Podestà di Torviscosa di sapere se la SAICI è in possesso dell’autorizzazione allo scarico. Il Podestà di Torviscosa Franco Marinotti chiede al Presidente della SAICI, che è sempre Franco Marinotti, se l’azienda è in possesso delle necessarie autorizzazioni. La SAICI di Marinotti risponde al Podestà Marinotti di non essere in grado di precisare gli estremi del decreto di autorizzazione in quanto le pratiche sono in corso. Il 3 settembre 1942 la risposta viene girata al Prefetto, ma solo il 22 settembre 1942 la SAICI inizia le procedure per chiedere l’autorizzazione allo scarico. Nel secondo dopoguerra le denunce e i processi si susseguono senza sosta. Alla fine degli anni Ottanta la Regione FVG ottiene un finanziamento europeo per costruire un impianto di depurazione fatto su misura per lo stabilimento di Torviscosa, che nel frattempo ha cambiato nome ed è diventato Chimica del Friuli. I lavori vengono portati avanti con celerità, ma due mesi prima dell’attivazione del depuratore la Chimica del Friuli chiude la cellulosa rendendo in questo modo completamente inutile il grande investimento pubblico.




















