Inquinamento del suolo
Nell’aprile del 1998, dopo due anni di ricerche effettuate tra i documenti conservati nell’archivio storico del Comune, il consigliere Comunale Mareno Settimo invia alla Procura della Repubblica di Udine un esposto per descrivere l’inquinamento del suolo e del sottosuolo e in particolare la dislocazione e il contenuto delle 29 discariche presenti nell’area del sito industriale di Torviscosa. Lo stesso documento, sotto forma di mozione, viene presentato in Comune per chiedere che l’Amministrazione si attivi al fine di effettuare in tempi brevi uno studio sistematico sulla situazione ambientale delle aree usate come deposito di rifiuti. La mozione viene bocciata e anche l’inchiesta della Procura non approda a nulla (la Caffaro ha subito solo una contravvenzione pecuniaria per aver sforato la quantità dei rifiuti scaricati in una delle 29 discariche). Sull’onda di quella disastrosa inchiesta il sindaco di allora annuncia gongolante che verrà indetta un’assemblea per illustrare i “rassicuranti” risultati dell’indagine. Il clima, però, sta cambiando; è appena entrata in vigore la legge sui siti inquinati e la Caffaro per evitare problemi si autodenuncia e affida alla società Dames & Moore lo studio di un primo “report” da utilizzarsi per il successivo piano di caratterizzazione del sito. La società milanese dapprima presenta un documento molto rassicurante, ma poi grazie ad un clamoroso errore ne presenta un altro diametralmente opposto. È l’inizio della tragicommedia delle bonifiche. Poco dopo i supertecnici del Ministero dell’Ambiente propongono (e ottengono) l’ampliamento a dismisura del perimetro del sito inquinato. Gli amministratori regionali, provinciali e locali (gli stessi che non si sono mai accorti che la SAICI, la SNIA, la Chimica del Friuli e infine la Caffaro da decenni inquinavano l’aria, i fiumi, la laguna e anche il sottosuolo) si adeguano senza battere ciglio. Un po’ alla volta arrivano circa cento milioni di euro. Gran parte di questi fondi vengono stati spesi sia per carotaggi inutili sia per la gestione dell’apparato politico amministrativo. Nel 2013 arriva la Procura di Udine e il meccanismo s’inceppa. Dopo diciannove anni e quasi cento milioni di euro andati in fumo si torna al perimetro indicato nell’aprile del 1998 dal consigliere Mareno Settimo. Nel dicembre 2016 viene firmato un Protocollo d’intesa tra Governo, Regione, Comune e Commissario Straordinario SNIA. Lo Stato mette a disposizione delle bonifiche 35 milioni di euro, la Regione 5 milioni, il Comune si impegna a supportare le azioni statali e regionali e a favorire l’intervento dei privati, al Commissario Straordinario spetta il compito di cooperare nello svolgimento dei programmi. L’accordo prevede una serie di passaggi successivi e per raggiungere lo scopo finale viene preso a modello il percorso fatto a Bussi sul Tirino che è un piccolo e vecchio sito industriale situato vicino all’Aquila. Sulla base di quella esperienza il Comune di Torviscosa si dichiara disponibile ad acquisire le aree e gli immobili ex Caffaro al prezzo simbolico di 1 euro. Viene preparata una bozza di accordo e sembra che il percorso intrapreso possa trovare rapida attuazione tanto che la firma dell’intesa viene annunciata anche sui giornali locali (con seguito di polemiche, richieste di rettifica e l’immancabile “riserva ad un’azione legale” da parte del sindaco). Un po’ alla volta, però, tra il Commissario e il Comune emergono divergenze insuperabili. La rottura formale porta la data del 16 giugno 2020: stando ai verbali delle riunioni, “dopo un vivace dibattito” si arriva alla conclusione che “non sussistono le condizioni giuridiche per addivenire alla cessione delle aree”. All’inizio di settembre, il sindaco pensa bene di mandare un comunicato ai giornali per denunciare la situazione di stallo. Non gli viene proprio in mente che, in realtà, qualcun altro sta lavorando a sua insaputa. E in effetti è così: Regione e Commissario straordinario hanno ormai da tempo intrapreso un percorso completamente diverso, esautorando del tutto il Comune di Torviscosa. La bozza del nuovo Accordo di Programma viene approvata dalla Giunta Regionale il 16 ottobre 2020: i lavori dovrebbero iniziare (e per quelli già in corso proseguire) nel 2021 ed essere completati entro il 2025. Speriamo sia la volta buona, ma la strada è ancora lunga e non è detto che il territorio riservi altre sorprese (es. il Feraûl di Pasolini).
1-2-3 Vasche di raccolta code distillazione acido benzoico
Questa documentazione viene fuori dalla domanda per il rilascio della autorizzazione al deposito di rifiuti industriali a norma dell’art. 90 del regolamento di igiene comunale e dalla richiesta, ai sensi della Legge 319/76, dello scarico nel sottosuolo di acque reflue originate dal deposito sul terreno di rifiuti industriali, datate 9 febbraio 1977.
La Snia afferma che a causa delle precipitazioni atmosferiche una parte del materiale per percolazione può finire nelle acque di falda; non esistendo normative al riguardo per tutelarsi da ulteriori problemi chiede l’autorizzazione allo scarico in acque sotterranee.
Il rifiuto (60 Kg/h), sulla base della dichiarazione fatta dalla Snia, risulta così costituito: 52,7% prodotti peciosi non meglio specificati; 21,3% acido benzoico; 17,7% acidi difenil-carbossili; 7,9% benzil-benzoato ed inoltre difenile, difenil-etano, acido oftalico e cobalto.
La carta tecnica regionale, in corrispondenza del sito n. 1, rileva la presenza di un opera in elevazione.
Disegno Snia Viscosa n. 101071011.
4 Vasche di decantazione pirite
Si tratta di due vasche usate per la decantazione delle ceneri provenienti dagli impianti di arrostimento della pirite. Il processo di produzione dell’acido solforico mediante l’arrostimento della pirite “generò, come rifiuto, ceneri ricche in arsenico, metalli e solfuri pari alla metà – in termini di peso – dell’acido prodotto; …esse furono spesso usate per riempimenti sia in aree civili ed urbanizzate, sia in imbonimenti per il recupero di aree marine o paludose; …esse rappresentano oggi una delle maggiori evidenze del fenomeno degli inquinanti per accumulo di rifiuti industriali” (F. Bernabè, amministratore delegato ENI spa, novembre 1997). A Torviscosa l’impianto per l’arrostimento della pirite è entrato in produzione tra il 1958 ed il 1959 ed è rimasto in funzione per circa 10 anni. Verso la metà degli anni sessanta venivano impiegate annualmente circa 30.000 tonnellate di pirite. Da una tonnellata di pirite si ricavano circa 1,6 tonnellate di acido solforico e circa 0,8 tonnellate di ceneri. Dai dati sopra riportati si può stimare che, in questo impianto, venivano prodotte annualmente circa 24.000 tonnellate di ceneri. Nel 1971 la Snia dichiara di vendere queste ceneri alle acciaierie come minerale di ferro; lo stoccaggio di questo materiale, prima di essere caricato sui vagoni, è indicato al punto 4a dell’allegata planimetria. Le fonti orali, pur confermando questa versione, dicono che parte di questo materiale, mescolato alle ceneri provenienti dalla centrale termoelettrica, è finito nelle discariche dello stabilimento. Allo stato attuale non è dato sapere quante ceneri provenienti dall’arrostimento della pirite siano state vendute alle acciaierie e, se le fonti orali dovessero essere confermate, quante siano finite nelle vecchie discariche.
Disegno Snia Viscosa n. 101021023 del 14 giugno 1971.
Allegato 2 della documentazione inviata il 18 settembre 1971 al Magistrato alle acque ed al Ministero dei Lavori Pubblici.
Viaggio della Memoria, grafiche Miani, nov. 1996.
Torviscosa, ed. Pan, Milano, 1967
5-6-7 Vasconi per il contenimento di fibre di cellulosa.
In seguito al decreto prefettizio del 1953, che ordinava alla Saici di ridurre l’inquinamento delle acque, la darsena interna allo stabilimento è stata ampliata ed approfondita al fine di facilitare la sedimentazione delle fibre cellulosiche. In un documento, datato 18 settembre 1971, inviato dall’allora Snia al Magistrato alle acque di Venezia ed al Ministero dei Lavori Pubblici si può leggere: “la fibra che si accumula sul fondo del bacino di decantazione (darsena) viene periodicamente dragata, addensata in una vasca di decantazione (vasca n. 5) e quindi utilizzata per la concimazione dei terreni”. C’è da ricordare che in darsena almeno dal 1964 finiva, oltre alla fibra di cellulosa, anche il mercurio proveniente dal caprolattame (attraverso il ciclo dell’idrogeno prodotto dalla soda-cloro).
Nel 1971 era sicuramente in funzione il vascone n. 5. Il vascone n. 6 ha funzionato tra la seconda metà degli anni settanta e la prima metà degli anni ottanta. Del vascone n. 7 non si sa praticamente nulla; attualmente è vuoto. Nel luglio del 1983 la rottura del collettore che trasportava la fibra di cellulosa ai vasconi ha provocato “la morte di 200 pioppi e l’essicazione del raccolto” nei campi limitrofi. Il 13 novembre 1983 l’argine posto a nord-ovest del vascone n. 6 è crollato, sono fuoriusciti e finiti nei campi limitrofi circa 50.000 mc di materiale. La rete dei canali e dei fossi, su un area di circa 100 ettari, sia a monte che a valle del punto di rottura dell’argine, è stata riempita dai fanghi provenienti dal vascone. Ci sono voluti due giorni di lavoro per pompare il liquame, finito nel frattempo all’interno del bacino del Belvat, nel canale Banduzzi. Il crollo è stato attribuito alla scarsa resistenza degli argini costruiti con la torba. Le analisi eseguite allora dal P.M.P. di Udine hanno rivelato, per la prima volta ufficialmente, che in questo materiale c’era una elevata presenza di mercurio (fino a 37,8 mg/Kg di s.s). Se questi vasconi sono stati eseguiti con le stesse modalità previste nel progetto redatto per la costruzione della discarica n. 12 è molto probabile che il fondo di queste discariche si trovi, oltre che sotto al livello del piano di campagna, sotto al livello del mare.
E’ molto probabile che le considerazioni geologiche fatte per il sito n. 12 valgano anche per queste aree (presenza di sabbia sotto alle discariche). Durante gli anni ottanta, per cercare di compattare e stabilizzare il materiale depositato in queste vasche, l’azienda chimica ha introdotto nelle discariche alcune migliaia di mc di vecchie ceneri (5a e 6a in planimetria).
8 Darsena risalente agli anni ‘40
La parte più ad ovest è stata interrata a partire dagli anni ‘50, negli anni successivi è stato progressivamente interrato il resto. Attualmente parte di quest’area è occupata da strutture industriali.
Le fonti scritte non ci dicono nulla sulla natura dei materiali finiti in questo sito.
Le fonti orali (anziani in pensione da ormai parecchi anni) raccontano che quest’area è stata progressivamente ricoperta con la “carbonella” e le ceneri provenienti dalla vecchia centrale termoelettrica. L’esistenza e la cubatura di questo invaso sono documentati e descritti in alcuni disegni risalenti agli anni cinquanta.
Dis. Snia n. 101021021.
Disegno dell’ufficio tecnico agrario della Saici datato 6 maggio 1950.
9 Discarica di residui di lavorazione del caprolattame
Autorizzata dalla regione nel febbraio del 1985. Questo manufatto, della capacità di 2.7000 mc., è stato ricavato svuotando una piccola parte della discarica n.21. Contiene caprolattame, farina fossile e biossido di manganese provenienti dal reparto purificazione del caprolattame. Attualmente esaurita. Messa in sicurezza nel 1992.
10- 11 Discariche di ceneri (progetto)
Il progetto di queste due discariche è stato presentato dalla Chimica il 18 aprile 1986. La n. 10 su un estensione di 17.000 mq doveva contenere 60.000 mc di ceneri, la n. 11 su circa 31.000 mq doveva ricevere 110.000 mc di materiale. La quantità annua di cenere scaricata veniva stimata in 22.000 tonn. secche, pari a 50.000 mc. La discarica doveva durare 2,2 anni. Il Comitato Tecnico Regionale nella seduta del 10 ottobre 1986 boccia il progetto. Tra i vari motivi della bocciatura la mancanza di autorizzazione relativa alla Legge 431/95 (legge Galasso) in quanto si tratta di un opera situata a ridosso di un fiume. Nel giugno 1987 l’azienda rinuncia ed abbandona il progetto.
12 Discarica di rifiuti contenenti fibre di cellulosa (progetto)
Il progetto per questa discarica è stato presentato nel gennaio del 1984 (solo due mesi dopo il crollo dell’argine di una discarica simile, la n.6) La Chimica ha dichiarato, al responsabile dell’Usl, che nel materiale da stoccare non c’era alcuna presenza di mercurio. C’è da ricordare che a quest’epoca in darsena altre agli scarichi del caprolattame arrivavano anche quelli della soda-cloro. Dai disegni allegati al progetto si può vedere che il fondo della discarica veniva previsto mezzo metro sotto il livello del mare ed un metro sotto il piano di campagna. Molto probabilmente questo era dovuto al fatto che gli argini venivano costruiti con la terra sbancata all’interno dell’area prevista per la discarica. La Regione il 22 luglio 1985 autorizza la Chimica a stoccare, su questi 35.000 mq, 100.000 mc di materiale. Ad agosto, su richiesta dell’USL, viene presentato uno studio geologico sul sito. Dal piano di campagna fino a tredici metri di profondità c’è solo sabbia e ghiaino. Dopo varie vicissitudini il 23 febbraio 1990 l’Assessore regionale all’ambiente revoca l’autorizzazione perché i rifiuti da scaricare sono liquidi. La discarica non è mai stata realizzata.
13 Discarica autorizzata di materiale proveniente dal reparto di purificazione del caprolattame.
Il primo progetto per questa discarica viene presentato nel 1987 e prevede lo stoccaggio di 4.000 mc di materiale così composto: caprolattame (60 %), farina fossile (10 %), biossido di manganese (10%) e acqua (20%). Nell’aprile del 1988 questo progetto, che è identico a quello autorizzato due anni prima dalla Regione (discarica n. 9), viene bocciato dal Comitato tecnico provinciale per una lunga serie di motivazioni. Il progetto viene successivamente modificato ed integrato e riceve l’autorizzazione provinciale nell’ottobre dello stesso anno. Il verbale, redatto dal Comitato tecnico provinciale, che autorizza questa discarica è anche uno dei più pesanti atti d’accusa sulla situazione idrica ed ambientale di tutta quest’area.
14 Discarica di ceneri.
In questo sito sono attualmente stoccati circa 400.000 mc di materiale. Su questi 46.000 mq la Chimica del Friuli è stata autorizzata, nel 1985, a depositare 115.000 mc di ceneri provenienti dalla centrale termoelettrica. Le palesi difformità tra la situazione odierna, rilevata nel 1993 dai tecnici incaricati dall’azienda di redigere il progetto di chiusura della discarica, e quella autorizzata nel 1985 sono state sollevate più volte in Consiglio Comunale fino a parlare apertamente di violazione delle norme sui rifiuti e di abuso edilizio. L’Amministrazione Comunale ha dichiarato di non avere sufficiente personale per eseguire verifiche sulla regolarità del manufatto. Per chiudere e mettere in sicurezza questo sito, l’azienda chimica nel 1996 ha proposto di coprire la discarica con altri 60.000 mc di vecchie ceneri provenienti dalla discarica n. 19 (il cui svuotamento è bloccato a seguito del sequestro della Valletta) “…le autorità… ci hanno chiesto in cambio di smaltire sopra alle nostre ceneri anche uno strato di Rdf…” (intervista a dirigente della Caffaro pubblicata sul Gazzettino del 15 settembre 1996). Si trattava di 25.000 mc di Rdf depositato, in pessimo stato di conservazione, da diversi anni sul piazzale del Consorzio Smaltimento Rifiuti di San Giorgio di Nogaro e che i dirigenti di quell’impianto non sapevano dove smaltire. Il progetto, modificato e senza Rdf, nel novembre 1997 viene approvato dal Comitato tecnico provinciale. Di fatto questo non è un semplice progetto di chiusura, ma di ampliamento e chiusura. E’ curioso osservare che nel novembre 1986 il Comitato tecnico regionale aveva bocciato il progetto della discarica n. 10, contigua al canale come questa, perché privo dell’autorizzazione relativa alla Legge Galasso.
Disegno Chimica del Friuli n. 00-000-B69.
Disegni e relazioni allegate al progetto di messa in sicurezza.
15 Discarica di ceneri
Costruita in periodo anteriore all’entrata in vigore della legge 915/82 e di conseguenza priva di una struttura impermeabile. Viene oggi associata nel progetto di ampliamento e chiusura alla discarica n.14. Occupa un’area di 19.000 mq e vi sono stoccati attualmente circa 190.000 mc di materiale.
Disegni e relazioni allegate al progetto di messa in sicurezza della discarica.
16 Grafite inquinata da mercurio
In questo sito, stando alle informazioni raccolte, alla fine degli anni settanta, sono stati depositati parecchi fusti contenenti grafite inquinata da mercurio (parecchie decine secondo alcuni, alcune centinaia secondo altri). Verso la fine degli anni ottanta il materiale depositato in quest’area e contenuto in fusti ormai logori è stato recuperato e reinfustato. Secondo alcuni il terreno dove erano stati depositati i vecchi fusti, per la profondità di circa un metro, è stato asportato, altri invece danno, su questo argomento, informazioni meno rassicuranti. Dai documenti ufficiali risulta che nell’ottobre del 1987 la Chimica del Friuli, a seguito di “un grosso intervento di manutenzione sull’impianto di produzione della soda-cloro” dichiara di possedere fusti, della capacità di 200 litri ciascuno, contenenti grafite inquinata da mercurio (fino a 5.000-6.000 mg/Kg) e chiede alle autorità competenti l’autorizzazione allo stoccaggio provvisorio di questo materiale. Il 10 febbraio 1988 gli ispettori della Provincia nel luogo destinato allo stoccaggio provvisorio trovano e contano 137 di questi fusti; il contenuto globale viene stimato in 25 tonnellate di materiale. Nell’aprile del 1988 la Regione autorizza l’azienda a stoccare provvisoriamente 30 tonnellate di grafite inquinata da mercurio. Nella richiesta di autorizzazione la Chimica del Friuli spiega come e dove dovrebbe essere smaltito definitivamente il rifiuto: la “Cooperativa comunale trasporti” di Bologna sarebbe stata incaricata di portare il materiale ad Orbassano (To), la “Servizi industriali Spa” del gruppo Texeco avrebbe poi trasportato la grafite inquinata alla sua destinazione finale: Schönberg nella Repubblica Democratica Tedesca. Dopo una serie di vicissitudini il materiale risulta essere uscito dallo stabilimento nel 1991. Dai documenti depositati in comune non si riesce però a sapere dove sia finita la grafite inquinata da mercurio. Sulla situazione del sito in oggetto, allo stato attuale, non si hanno ulteriori informazioni.
17 Discarica della Valletta
Il piano di questa discarica si trova praticamente sul livello del mare e questa zona è finita sott’acqua durante l’alluvione del 1966. Nel 1984 il piano regolatore ufficializza questa situazione indicando questa area come zona soggetta a mareggiate ed esondazioni.
Questa enorme discarica si trova a poche centinaia di metri dalla laguna di Grado e Marano (zona protetta). Nel luglio del 1985 la Regione autorizza la Chimica del Friuli a gestire su quest’area una discarica di 2 cat. tipo A della potenzialità di 150.000 mc (inerti e cortecce). Attualmente in questo sito sono stoccati circa 850.000 mc di materiale. Gran parte dell’attuale deposito proviene dal dragaggio, risalente alla metà degli anni settanta, dei fiumi Aussa e Corno (17 a); una piccola parte è costituita dalle cortecce provenienti dagli scarti di lavorazione dello stabilimento (17 b), un’altra piccola parte è costituita dagli inerti provenienti da demolizioni edilizie, il resto sono ceneri della centrale termoelettrica della Snia. Molto probabilmente, assieme al materiale dragato, sono arrivati in questa discarica anche il cromo scaricato dalle concerie ed il mercurio scaricato dalla Snia. I numeri 17a e 17b ci danno la situazione della discarica al 1981 (Domanda di autorizzazione in sanatoria). La situazione al 1990 si può conoscere osservando i rilievi plano-altimetrici allegati al progetto, non realizzato, di una fabbrica di ammendanti da costruirsi su quest’area. Tra la seconda metà del 1987 e la prima metà del 1989 la Chimica del Friuli trasferisce in questo sito le ceneri precedentemente contenute nella discarica n. 18, circa 130.000 mc. Durante l’estate del ‘95 la Caffaro trasporta in questo sito parte delle ceneri contenute nella discarica n. 19. Le ceneri provenienti dalla centrale termoelettrica sono classificate come rifiuto speciale e come tali devono essere smaltite in discariche di 2 cat. tipo B questa invece è di 2 cat. tipo A. In seguito ad un esposto è intervenuta la Magistratura e da allora la discarica è sotto sequestro.
18 Discarica di ceneri
Questa discarica è attiva dal 1963. Nel 1971 viene citata nella richiesta di autorizzazione allo scarico inviata al Magistrato alle Acque di Venezia. Nella primavera del 1987 la Chimica chiede di poter realizzare in quest’area due discariche per lo stoccaggio di ceneri, una da 130.000 mc (n. 18) e l’altra da 120.000 mc (n. 19). Nelle relazioni allegate al progetto viene detto che le vecchie ceneri che già occupano il sito verranno trasportate nella discarica della Valletta. Verrà realizzata prima la discarica n. 18 e successivamente la n. 19. Al 26 giugno 1987 il sito nel suo complesso risulta ancora occupato dalle vecchie ceneri (lettera USL). Alla data del 18 giugno 1989 l’area della discarica n. 18 è stata svuotata ed è pronta per i lavori di costruzione della nuova discarica (studio di impatto ambientale con foto dell’area). Visto che il nuovo invaso viene ricavato svuotando il vecchio, si può ragionevolmente stimare che da questo sito siano stati trasportati in Valletta tra l’87 e l’89 circa 130.000 mc di ceneri. L’autorizzazione provinciale porta la data dell’8 marzo 1990; l’attività di stoccaggio inizia il 12 giugno 1991. Nel settembre del 1996 viene concessa all’azienda la possibilità di ampliare l’invaso del 5 % portandolo ad una capacità di 136.500 mc. Nelle relazioni allegate ai progetti di questo manufatto c’è scritto che la centrale termoelettrica produce mediamente 35.000 mc di ceneri all’anno (ultimamente la centrale è stata anche potenziata); la durata della discarica veniva allora stimata in tre anni. Questa discarica sta ricevendo ceneri da quasi sette anni.
19 Discarica di ceneri
L’8 marzo 1990 la Chimica viene autorizzata a costruire e gestire su quest’area una discarica di ceneri. Il sito risulta già occupato da vecchie ceneri della centrale. Durante l’estate del 1995 l’azienda, trasportando le vecchie ceneri da questo sito alla discarica della Valletta, cerca di ripetere l’operazione già fatta alcuni anni prima con le vecchie ceneri della discarica vicina, la n. 18. In seguito ad un esposto interviene la magistratura e blocca i lavori. Nel 1996 la Caffaro presenta un progetto per la chiusura delle discariche n. 14 e n. 15 affermando che coprirà questi siti con 60.000 mc di vecchie ceneri provenienti dallo svuotamento della discarica n. 19. La discarica n. 19 è stata autorizzata a contenere 120.000 mc di nuove ceneri e deve essere ricavata trasportando altrove le vecchie ceneri ivi depositate. Se nei del 1996 rimanevano da asportare 60.000 mc di vecchie ceneri, se ne può dedurre che in Valletta nel 1995 siano stati trasportati, da questa discarica, circa 60.000 mc di materiale. L’iter per la chiusura delle discariche 14 e 15 ha subito parecchi intoppi e di conseguenza i lavori per lo svuotamento e la costruzione di questa discarica sono attualmente fermi.
20 Vecchio deposito di ceneri
Le notizie raccolte su questa discarica sono state desunte dai documenti allegati ai progetti presentati per la realizzazione della discarica n. 13. In quest’area di circa 16.000 mq sono attualmente stoccati circa 100.000 mc di vecchie ceneri.
21 Vecchio deposito di ceneri
Simile alla discarica n. 20 sia per le notizie storiche che per qualità del materiale stoccato. E’ una discarica di vecchie ceneri, sicuramente attiva tra la seconda metà degli anni sessanta e la prima parte degli anni settanta. Sui 33.000 mq di questo sito sono depositati circa 180.000 mc di materiale.
22 Area situata a sud-est degli impianti per la produzione del solfato- ammonico
Parecchie fonti orali indicano quest’area come il luogo dove nel corso degli anni sono stati scaricati e depositati i più svariati materiali provenienti generalmente da demolizioni e manutenzioni di strutture industriali. Era prassi comune scaricare in questo sito, almeno sino metà degli anni ottanta, l’amianto proveniente dai vecchi rivestimenti delle tubazioni e dei serbatoi. La descrizione planimetrica di questo sito si basa su un disegno della Saici, depositato negli archivi comunali, risalente alla metà del 1964. Alla metà degli anni sessanta il sito risulta più basso del piano di campagna circostante. Nei documenti ufficiali quest’area non viene mai citata come luogo di scarico di rifiuti industriali. Di sicuro, attualmente, c’è solo il fatto che dai rilievi aereofotogrammetrici eseguiti nel 1990, per la stesura della carta tecnica regionale, questo sito, di circa 40.000 mq, risulta mediamente più alto rispetto al piano di campagna delle aree circostanti di circa un metro.
23-24 Vasconi situati a sud degli impianti di produzione del caprolattame.
Un disegno della Saici risalente al 26 marzo 1964 rivela l’esistenza di questi due siti. Nel corso degli anni settanta quest’area viene descritta come una palude acquitrinosa. Dai rilievi aerofotogrammetrici del 1990 risulta che l’area, a quella data, ha ormai raggiunto, o leggermente superato, la media delle quote del piano di campagna circostante. Allo stato attuale non ci sono elementi per dire come sia stata in passato utilizzata quest’area. Oggi questi siti sono coperti da un getto di cemento che poggiandosi sulla palificata sottostante fa da basamento ai nuovi impianti della chimica fine.
25-26-27
Poco o nulla si sa su questi siti.
La loro esistenza viene descritta graficamente nel già menzionato disegno della Saici risalente al 1964. I rilievi aereofotogrammetrici del 1990 rivelano che, a quella data, le aree contrassegnate con i numeri 25 e 27 fanno ormai un tutt’uno con l’area segnata dal numero 22. Tutto lascia supporre che in queste zone nel corso degli anni siano finite le stesse tipologie di materiale che hanno riempito il sito 22.
28-29 Zona Oleum
L’esistenza di queste vasche viene descritta nel già più volte menzionato disegno della Saici risalente al 26 marzo 1964. Molto probabilmente in questo caso si tratta di opere costruite per il deposito temporaneo delle materie prime utilizzate nei cicli produttivi degli impianti limitrofi.






